La Malvasia, il nettare degli dei

Sulle dolci colline vulcaniche della Planargia, su un candido terreno calcareo arricchito da fossili marini e spazzato dal Maestrale che porta con sé il profumo del Mediterraneo, si coltiva il vitigno della malvasia, localmente detta Alvarega. È qui che nasce la Malvasia di Bosa, un nettare dal colore dell’oro con un aroma inconfondibile, intenso come quello del mare.

Ritenuta la “gemma” più pregiata di tutta la viticoltura sarda per le sue peculiari caratteristiche, la Malvasia di Bosa DOC è una delle più affascinanti denominazioni italiane ed è annoverata tra i migliori vini al mondo.

“Custu vinu cheret chistionadu!” Questo vino impone di essere commentato!

Antico simbolo di amicizia e ospitalità, la si offre alle persone a cui si tiene particolarmente. È il vino della festa, della domenica mattina dopo la messa quando gli uomini si incontrano per fare il giro delle cantine scambiandosi opinioni sulla qualità dei vari produttori. Un vino che favorisce le relazioni umane ma anche l’introspezione e la meditazione.

Il Malvasia è uno dei vitigni bianchi più diffusi nel Mediterraneo e la sua origine si perde nei secoli, anche se pare che il suo nome derivi dal porto greco di Monembasia, nel Peloponneso. In ogni luogo in cui sono coltivate, queste uve hanno caratteristiche diverse. L’origine della Malvasia sarda si fa risalire all’epoca bizantina e arrivò in Sardegna tramite gli approdi di Kalaris e di Bosa: è nel Campidano di Cagliari e nelle colline della Planargia, infatti, che cresce questo spettacolare vitigno.

La Malvasia di Bosa viene maturata in botti sui lieviti flor (dallo spagnolo levaduras de flor, ‘lieviti da fiore’). Definita “il vino di ieri con gli occhi del domani”, può assumere diverse tipologie: liquoroso dolce naturale, liquoroso secco, dolce naturale, secco naturale. La durata dell’invecchiamento varia dai due ai tre anni. Il colore va dal giallo paglierino al dorato, con intensi profumi alla frutta matura, al miele e alla mandorla tostata. Il gusto è secco, morbido e pieno, con retrogusto amarognolo e una lunga aromaticità. La tipologia dolce va degustata alla fine del pasto e si accompagna splendidamente alla pasticceria secca a base di mandorle (sospiri, pirikittos e amaretti). Il tipo secco è ottimo come aperitivo, con antipasti di crostacei, pesci alla griglia, aragosta e pecorino sardo.

il vino dell’amicizia e dell’ospitalità, quello della domenica mattina dopo la messa quando ci si siede insiemefare il giro delle cantine scambiando opinioni. Il vino che nelle migliori espressioni impone di sedersi per essere “chistionadu”, ossia commentato, discusso; non esiste complimento più grande che gli si possa fare.